Alice Sebold. Amabili resti

amabili restiAmabili resti di Alice Sebold è una storia di lutto, una storia di chi rimane. Ma anche una storia dall’oltretomba. I primi capitoli scoppiettano, sono densi, incalzanti. La voce narrante è quella di Susie, ragazzina 14enne che nelle prime pagine racconta con grande aplomb di come sia stata stuprata e uccisa, il cadavere smembrato e gettato in una discarica. Nonostante l’impatto terrificante di un incipit del genere, la voce di Susie trasmette un senso di leggerezza straniante. Di lei spicca la vitalità di ragazza-bambina sopra all’orrore della sua stessa dipartita.

Thriller dell’elaborazione del lutto

Una delle particolarità del libro è proprio questa voce narrante. Sfruttando la posizione del personaggio, ovvero quella in un aldilà sintonizzato sul mondo dei suoi cari, Sebold fa parlare Susie in prima persona rendendola anche narratrice onnisciente, in grado di farci conoscere l’intimità dell’animo di tutti gli altri personaggi. La prima parte del romanzo gioca sui contrasti tra la luminosità della famiglia di Susie, la tragicità dell’evento e l’oscurità dell’assassino.

Come dicevo, è una storia di lutto e della sua elaborazione, raccontata attraverso gli occhi della cara estinta. La prima parte del romanzo può far pensare di avere tra le mani un thriller con elementi sovrannaturali, ma non è così. Il libro è un’altra cosa, e ha la pecca di non chiarire bene a priori la promessa che sta facendo al lettore. Ci si può aspettare qualcosa di diverso, dal suo sviluppo; per esempio, uno sprofondamento nel male, a partire dall’inclusione del pedofilo serial killer nel coro dei personaggi le cui vicende seguiamo attraverso gli occhi di Susie. La vicenda dell’assassino rimane un elemento di sfondo lungo l’arco narrativo: il personaggio è funzionale a mantenere un margine di suspense in un racconto sulla perdita che potrebbe altrimenti scoraggiare i lettori. Rappresenta anche una falsa pista metanarrativa, il red herring del significato complessivo: fa pensare che il libro parlerà di vendetta o dei terribili misfatti che l’assassino potrebbe ancora commettere. Ma, in realtà, Amabili resti è una storia di accettazione della propria condizione (tanto per la morta, quanto per i sopravvissuti).

Quel posto dove vanno i morti

L’elemento sovrannaturale è in bilico tra l’onirico e il religioso. Il luogo in cui si trova Susie si chiama “Cielo” (“Heaven”, in inglese), ed è una specie di paradiso dove non si contempla Dio, ma la vita sulla terra; ma è anche un luogo di passaggio, quindi forse un purgatorio, o un limbo, dove le anime dei defunti attendono di essere pronte per lo stadio successivo (e ancora ci si chiede, sarà la contemplazione di Dio?). Insomma, mi è sembrato un impasto un po’ cristiano, con una sua vaghezza new age. Eppure, da un lato funziona, con la sua idea delle persone morte che restano al fianco di quelle vive finché ce n’è bisogno; sono i morti che non muoiono mai nel ricordo e nell’affetto; anche se, alla fine, l’idea è resa in modo un po’ stucchevole.

Mi ha ricordato un romanzo come The Leftovers (Svaniti nel nulla) di Tom Perrotta, un’opera più recente che, come Amabili resti, attraverso alcuni elementi fantastici parla soprattutto dell’elaborazione del lutto. In entrambi i casi, le idee sono forti, i romanzi sono scritti dignotosamente, ma manca un plot forte a puntellare il tutto. Amabili resti è comunque una lettura piacevole, forse un po’ noiosa sulla lunga durata delle sue 300 pagine. Sullo stesso tema, qualcuno troverà più interessante una serie tv come Les Revenants (consigliatissima), dove il linguaggio conturbante dell’horror serve a parlare di come non riusciamo a lasciar andare i morti, al punto da farci sentire come se fossero loro a non lasciar andare noi.

lovely bones

Nella foto, una scena del film The Lovely Bones (2009) diretto da Peter Jackson.

Alissa Nutting. La lezione

la lezione alissa nuttingLa lezione di Alissa Nutting è un libro simpatico e audace, sia per la licenziosità dei contenuti, sia perché ha il coraggio di rappresentare un personaggio femminile profondamente scorretto.

Lo spunto è ovviamente nabokoviano: una giovane donna pedofila (o più precisamente “efebofila”) diventa insegnante di liceo al solo scopo di avere accesso ai ragazzini. Seguono seduzioni e precipizio tragico degli eventi. La trama della prima parte di Lolita viene usata come canovaccio per raccontare una storia analoga, con l’inversione dei generi. Come in Nabokov, la voce narrante è quella del personaggio principale, che con toni cinici e caustici racconta imprese e sentimenti a tinte forti. Non ci sono moralismi didascalici, ma non manca il punto di vista morale sulle azioni del personaggio: le situazioni con l’adolescente Jack sono raccontate in modo da rendere evidente il meccanismo di abuso dell’adulta sul ragazzo. Il romanzo insiste molto sul concetto di consenso, provando a investigarne senza giudizi la zona grigia, ed evidenziando come spesso le vittime di abusi sessuali rimangano intimamente convinte di averli provocati. Anche in questo il libro assomiglia a Lolita, dove il meccanismo tra la ragazzina e Humbert Humbert è simile.

Il libro è divertente, anche se disturbante. La protagonista si mostra al lettore per quella che è, sessualmente deviata, ossessionata. Il romanzo pullula di scene erotiche, coerenti col suo contenuto; è uno di quei casi in cui non sono fini a loro stesse. I toni con cui la professoressa racconta la sua storia sono catastrofici e graffianti, e personalmente li ho trovati molto divertenti. Non lo trovo un romanzo scandaloso, ma forse le polemiche che lo avevano accompagnato a suo tempo erano sobillate dal fantasma del marketing.

Sebastian Fitzek. Il cacciatore di occhi

il cacciatore di occhiQuando si prende in mano un libro di Sebastian Fitzek c’è il rischio di rimanerci attaccati fino a notte fonda. Sono thriller che forniscono narrazioni serrate, seminando elementi chiave che emergono un po’ alla volta, impastati in una tensione che permea ogni scena. Fitzek, anche in questo caso, si appoggia ai soliti cliché di genere, puntando sulla doppia caccia in cui un serial killer insegue i suoi stessi inseguitori. I suoi punti di riferimento sono letterari e cinematografici, classici degli ultimi 20 anni (lasciando in pace L’occhio che uccide, nonostante il titolo): Il silenzio degli innocenti, Seven, Uomini che odiano le donne e persino una dose di Saw l’enigmista. Continua a leggere “Sebastian Fitzek. Il cacciatore di occhi”

Sebastian Fitzek. Il gioco degli occhi

fitzek il gioco degli occhiIl gioco degli occhi di Sebastian Fitzek è un classico thriller con caccia al serial killer: bisogna arrivare prima che sia troppo tardi per salvare l’ultima vittima; c’è un doppio inseguimento (protagonista-killer, polizia-protagonista); il protagonista è tormentato e in cerca di redenzione.

I personaggi principali ricordano vagamente Uomini che odiano le donne, anche se qui la violenza è tutta concentrata nel pazzo omicida; non c’è violenza di genere, e l’eroina dark non lo è in quanto donna abusata. Interessante la costruzione di un personaggio con una menomazione: Alina è non vedente, e Fitzek cerca di superare gli stereotipi, dandole spessore al di là dei luoghi comuni,  usando questa caratterizzazione per alcune belle trovate che riguardano la distorsione delle percezioni: Alina ha delle visioni in cui reinventa il mondo basandolo solo sui ricordi visivi dei suoi primi anni di vita. Continua a leggere “Sebastian Fitzek. Il gioco degli occhi”

Kelly Link. Ne succedono anche di più strane

Libro di esordio di Kelly Link del 2001, Ne succedono anche di più strane è una raccolta di racconti genericamente etichettabili come slipstream pubblicata in italiano nel 2006. C’è una prevalenza di elementi fantastici, c’è una scrittura da libro mainstream, qualche inclinazione postmoderna, ma dalla vena surrealista. Continua a leggere “Kelly Link. Ne succedono anche di più strane”

Joyce Carol Oates. Jack deve morire

jack deve morireJack deve morireJack of Spades, il fante di picche, titolo originale di questo romanzo breve di Joyce Carol Oates del 2015. Si parte da un’idea non troppo originale: uno scrittore famoso usa uno pseudonimo per pubblicare romanzi turpi; seguono eventi sinistri. Richiamando la trama di varie storie di Stephen King (e la sua stessa vita), Joyce Carol Oates mette le mani avanti citandolo esplicitamente fin dalla prima pagina. Abbiamo dunque il protagonista e voce narrante, Andrew, autore di thriller bestseller, che viene definito un “King gentiluomo”; Andrew ci spiega come, pur essendo un autore di successo, non sia nemmeno lontanamente ricco e famoso quanto King; nel corso della storia continuerà a chiamarlo in causa, usando anche una storpiatura del suo nome come pseudonimo. Continua a leggere “Joyce Carol Oates. Jack deve morire”

Mariana Enríquez. Le cose che abbiamo perso nel fuoco

I racconti della scrittrice argentina Mariana Enríquez contenuti in Le cose che abbiamo perso nel fuoco sono ghost story, gotiche e weird, con delle costanti: la contemporaneità di ambientazioni e temi, e il realismo del mondo raccontato, in cui l’orrore filtra o abita già, rivelandosi attraverso l’esperienza dei personaggi.

Individuando l’orrore nella storia contemporanea, Enríquez colloca le sue storie sull’esatto confine tra fantastico e reale. Sono i mostri generati dai femminicidi e dai fantasmi della dittatura; dalla povertà di oggi e da quella degli immigrati del secolo scorso; dall’inquinamento, dalla depressione e dalle crisi economiche. A fare da contrappunto all’orrore, c’è la luminosità della normalità: i giochi dei ragazzini, le consuetudini delle adolescenti fricchettone, le amicizie tra ragazze e donne. Continua a leggere “Mariana Enríquez. Le cose che abbiamo perso nel fuoco”

Tom McCarthy. Déjà vu

A volerlo dire in modo grossolano, Tom McCarthy è uno scrittore-barra-artista (come un “cameriere-barra-attore”): scrittore, perché le cose che scrive sono riconducibili alla forma del romanzo post-moderno; artista contemporaneo, per la poetica, per i temi e perché la sua scrittura non è funzionale a se stessa, ma è semmai uno strumento di riflessione sulla filosofia dell’arte. Déjà vu è un romanzo che ha più senso come opera d’arte contemporanea che come testo di narrativa. Continua a leggere “Tom McCarthy. Déjà vu”

Clelia Farris. Nessun uomo è mio fratello

nessun uomo è mio fratelloNessun uomo è mio fratello è un romanzo di fantascienza italiana edito da Delos e firmato da Clelia Farris

Il protagonista si chiama Enki, forse in omaggio al grande fumettista fantascientifico Enki Bilal. Per due terzi, il romanzo ricorda la sci-fi sociologica alla Ursula K. Le Guin. A predominare è l’ambientazione rurale della risaia, che è futuribile non in virtù dell’innovazione tecnologica, ma perché c’è qualcosa di difforme. È calata in un mondo che pesca a piene mani dal nostro stesso passato contadino. Fa pensare alla pianura padana del secolo passato, un mondo scomparso, ma ancora dietro l’angolo della memoria. Nel romanzo, il protagonista e la maggior parte dei personaggi hanno tratti asiatici, ma ci sono anche nomi latini; istintivamente, ci immaginiamo la storia ambientata in Cina o nel sud-est asiatico, ma potremmo anche essere in un Europa ripopolata da cittadini provenienti da quelle regioni. Continua a leggere “Clelia Farris. Nessun uomo è mio fratello”

Octavia Butler. Bloodchild and Other Stories

I racconti contenuti in Bloodchild and Other Stories di Octavia Butler (inedito in italiano) spaziano dalla fantascienza all’horror, fino a inattese incursioni nel realismo. Il clima non cambia, a prescindere dal genere di riferimento: si percepisce la presenza di un mistero da svelare, che si chiarirà con lo scorrere delle pagine; le società e gli spaccati di vita ritratti sono sempre carichi di elementi oppressivi e angoscianti; ad essi però si accompagna la fortissima volontà di resistere dei personaggi, che va al di là dell’ingenuità o della speranza, e si radica invece nella consapevolezza di poter contribuire a un bene più grande. Continua a leggere “Octavia Butler. Bloodchild and Other Stories”

Sebastian Fitzek. Il sonnambulo

fitzek il sonnambuloIl sonnambulo di Sebastian Fitzek è uno psychothriller delirante. Se siete a bordo con questa premessa, andiamo avanti. Questo romanzo ricorda la trilogia dell’appartamento di Roman Polanski (Repulsione, L’inquilino del terzo piano, Rosemary’s Baby), ancor prima dei romanzi da cui sono tratti quei film. La vicenda è un’esplicita discesa nell’inconscio del protagonista, in una dimensione da incubo che forza i limiti razionali del genere protendendosi verso una narrativa più weird. Oltre a Polanski, l’ispirazione potrebbe essere David Lynch, specialmente la prima parte di Lost Highway. Prendetelo dunque come un omaggio a questi due mostri sacri del cinema inquietante, scritto con i vezzi tipici di Sebastian Fitzek. Continua a leggere “Sebastian Fitzek. Il sonnambulo”

Ann-Marie MacDonald. L’età adulta

ann-marie macdonald l'età adultaRomanzo di finzione basato su fatti autobiografici, L’età adulta di Ann-Marie MacDonald è l’indagine – a tratti inconsapevole – della protagonista Mary Rose sulla propria infanzia. Quando la storia inizia, non sa ancora di stare cercando qualcosa, ma è perseguitata dal fantasma del dolore osseo che l’ha tormentata da bambina. Il dolore è tornato, e forse la sua origine è psicologica. La pungola; lei inizia a interrogare il passato.

Uno dei motivi ricorrenti riguarda il tempo e il rapporto che abbiamo con esso. E di fatti la storia di Mary Rose accade “oggi” ma è intarsiata dalla memoria del passato, a volte nebulosa, addirittura ambigua, altre volte lucida e chiarissima. La scrittura fa scorrere il tempo avanti e indietro a proprio piacimento, con un lavoro minuzioso di incastri e salti cronologici: è un romanzo dalla struttura complessa che riesce a comprimere una vita intera nell’arco di una settimana. Continua a leggere “Ann-Marie MacDonald. L’età adulta”

Margaret Atwood. Il racconto dell’ancella

Romanzo di Margaret Atwood del 1985, Il racconto dell’ancella è una distopia ambientata in un mondo simile al nostro, in cui però un colpo di stato ha trasformato gli USA in una teocrazia puritana dove le donne non hanno più diritti civili e vengono sfruttate per la riproduzione.

È un libro angosciante, raccontato dalla voce narrante dell’ancella del titolo, che è finita nel gruppo di quelle destinate alla procreazione della classe dirigente. La sua vita si divide tra il Centro, dove lei e le colleghe sono vessate dalle Zie, kapò della situazione, e la casa dell’ufficiale attualmente proprietario del suo corpo.

Il racconto alterna il presente a flashback del passato pre-dittatura, con un meccanismo molto simile a quello di un’altra distopia di Atwood, L’ultimo degli uomini. L’ancella senza (più) nome rievoca il passato e la sua identità di un tempo come se appartenessero a un mondo parallelo, immaginario. La sua voce è quella di un personaggio schiacciato dal presente allucinante, da una condizione studiata apposta per annullare volontà, pensiero e identità. Suona distante, soprattutto quando descrive i tempi andati, ma c’è una nota di partecipazione emotiva nel suo presente, che vibra sotto la pelle del personaggio. Continua a leggere “Margaret Atwood. Il racconto dell’ancella”

China Miéville. Embassytown

China Miéville è uno dei più importanti autori di letteratura fantastica contemporanea. La sua produzione è considerata New Weird, con l’unica eccezione costituita da Embassytown (2011), il solo romanzo di fantascienza firmato da Miéville.

È una storia vicina alla fantascienza sociologica di Ursula K. Le Guin (che infatti ne parla molto bene qui). Miéville costruisce un mondo con le sue regole, raccontando di coloni umani e autoctoni alieni che convivono supportati da una burocrazia galattica e dalla schiera di funzionari che la rappresenta. Sarebbe più corretto chiamare “alieni” gli umani sbarcati sul pianeta Arieka, ma anche l’universo in questione vive i drammi dell’imperialismo culturale, in questo caso terracentrico. L’umanità si è dispersa nella galassia come un gigantesco impero romano, convivendo pacificamente con le culture straniere – finché possibile – ma imponendo il proprio controllo sui territori colonizzati. Il titolo riassume tutto questo in una sola parola: Embassytown, la città dove è ambientata la maggior parte del racconto, è un’ambasciata. Continua a leggere “China Miéville. Embassytown”

David Shields. Fame di realtà

Fame di realtà di David Shields  è un saggio sulla differenza tra fiction e non-fiction, pubblicato nel 2010. È un dibattito ancora validissimo, anche se potrebbe suonare vecchio, perché caratterizzava più quegli anni che questi. O meglio: i trend letterari di oggi sono influenzati anche dai frutti di quel dibattito; la non-fiction è più sdoganata rispetto ad allora, Emmanuel Carrère e Karl Ove Knausgård vendono carrettate di libri; una rivista come Prismo ha pubblicato la classifica dei libri migliori del 2016 con una buona metà di non-fiction in tutte le sue declinazioni (autofiction, memoir, saggistica e via dicendo).

Si può dire allora che quello di cui parla David Shields in Fame di realtà sia utile anche oggi, ma che probabilmente l’avrete già sentito. La lettura rimane interessantissima per gli spunti di riflessione che offre su scrittura e romanzo. Continua a leggere “David Shields. Fame di realtà”

Laura Pugno. Antartide

Laura pugno antartideIn questo romanzo di Laura Pugno, c’è un protagonista che ha perso il suo posto nel mondo. Sta tornando dall’Antartide, luogo alieno, simbolo della sua disconnessione da sé e dagli altri. Ci sono tre padri; uno morto, uno moribondo, uno scomparso. C’è la montagna. Luminosa di giorno, verde come le acque del lago. Oscura di notte, nel buio del bosco. Misteriosa sempre. I canoni sembrano quelli del thriller, ma sono al servizio di un racconto di sperdimento, di un viaggio per trovarsi o forse perdersi ancora di più.

Mi ha ricordato una serie tv come Fortitude, che si finge horror per dire altro, e lo fa ambientandosi nell’estremo nord. Ma mi ha fatto pensare anche a The Wicker Man (l’originale), film in cui lo straniero si addentra in un luogo isolato, confrontandosi con pratiche ancestrali. È il secondo romanzo che leggo di Laura Pugno. Fin qui, la trovo una scrittrice ottima, che tratta il disturbante, ciò di cui non ci piace parlare, un’inquietudine condivisa.

Karen Russell. Un vampiro tra i limoni

un vampiro tra i limoniUn vampiro tra i limoni di Karen Russell è una raccolta di racconti literary fiction tendenti al weird. Stile accattivante e atmosfere dotate di una profondità insolita, in cui lo struggimento umano non si perde sotto a stratificazioni di tecnica narrativa – che però c’è, ed è eccellente – o alla trovata occasionale. I racconti parlano al lettore con onestà, portandolo in un mondo fatto di nostalgia, di dolore, ma anche di amore per l’umanità – che coesiste con la tristezza implicita all’esser vivi. Per questa ragione mi ha ricordato vagamente David Foster Wallace; non per lo stile, non per i contenuti, ma per questa sensazione di fondo. Continua a leggere “Karen Russell. Un vampiro tra i limoni”

Charles Stross. Accelerando

accelerando strossAccelerando di Charles Stross è fantascienza post del 2005: post cyberpunk e post umana. Ha tutto: il viaggio spaziale, il cyberspazio, la realtà aumentata; il transumano e gli innesti cyborg; e ancora: le mutazioni sociali, l’upload delle menti nella rete, l’immortalità; e poi: la singolarità tecnologica, i postumani e gli alieni; e il capitalismo travolto dalla sua stessa accelerazione. Ci sono pure le aragoste digitalizzate in fuga dal sistema solare e una diabolica A.I. felina, che ricorda il Gatto del Cheshire. Nonostante l’ironia, non è una fantascienza umoristica: il divertimento è sempre presente, ma mai con intenti parodistici.

Le unità narrative sono una via di mezzo tra veri e propri capitoli e racconti autoconclusivi che portano avanti anche una narrazione orizzontale. Inizialmente i singoli capitoli furono pubblicati a puntate su Asimov’s Science Fiction tra il 2001 e il 2004, e sviluppati in romanzo in un secondo momento. Continua a leggere “Charles Stross. Accelerando”

Claire North. Le prime quindici vite di Harry August

Le prime quindici vite di Harry AugustLe prime quindici vite di Harry August di Claire North è uno dei libri migliori che abbia letto negli ultimi anni. Parla di un uomo che nasce, vive, muore e rinasce esattamente nello stesso punto e alle stesse condizioni della volta precedente; si presume per l’eternità. Un Ricomincio da capo dilatato? Sì e no, ma più no che sì; per quanto la commedia con Bill Murray sia simpatica, questo libro è meglio. Non fa ridere, è vero, ma è perché tiene col fiato sospeso mentre scava dentro a un mondo cupo e violento. Se fosse un film, sarebbe scritto da Christopher e Jonathan Nolan.

Le prime quindici vite di Harry August è una spy story metafisica. C’è una cospirazione, ci sono grandi avversari. Ci sono persone che vivono la stessa strana immortalità di Harry August, un’immortalità piena di morte: ogni passaggio da un ciclo all’altro avviene attraverso la morte. Harry August è a tutti gli effetti un viaggiatore temporale, come lo siamo tutti noi, con la differenza che noi viaggiamo solo in avanti, mentre August quando arriva alla fine torna sempre indietro. Continua a leggere “Claire North. Le prime quindici vite di Harry August”

Laird Barron e Michael Kelly. Nuovi incubi

Nuovi incubi, a cura di Michael Kelly e Laird Barron, è una raccolta di racconti. L’antologia annuale del racconto di genere è una tradizione utilissima all’appassionato, che la può usare per conoscere nuovi autori e tendenze. Il weird è un genere tra la fantascienza, l’horror e qualcos’altro, difficile da definire e, forse per questo, meno conosciuto rispetto alle declinazioni più note del fantastico. L’idea di Michael Kelly di lanciare una selezione annuale esclusivamente dedicata al weird è quindi una bella novità. Continua a leggere “Laird Barron e Michael Kelly. Nuovi incubi”

Christopher Priest. Esperienze estreme

Esperienze estreme di Christopher Priest, che disdetta. Avevo aspettative alte. Mondo alla rovescia dello stesso autore (1974) mi aveva entusiasmata. E questo suo romanzo, più recente (1998), parla di cose interessantissime: la percezione della realtà, il confine ambiguo tra reale e virtuale; l’empatia, l’elaborazione del lutto, i traumi collettivi e persino il ruolo della violenza nella società dei consumi e dell’intrattenimento. Quindi, cosa non va? Per essere breve, il problema è come è costruito. Continua a leggere “Christopher Priest. Esperienze estreme”

Emma Cline. Le ragazze

Iniziamo con un concetto che sembrerà così semplice da sconfinare nel ridicolo: Le ragazze di Emma Cline si intitola le ragazze perché parla delle ragazze. Perché è importante sottolinearlo? Perché questo romanzo parte da uno spunto non-fiction radicato nell’immaginario collettivo, ovvero la vicenda della setta di Charles Manson e degli omicidi di Cielo Drive. Ma queste vicende sono il contorno di un punto focale, che, come vedremo, è un altro. Continua a leggere “Emma Cline. Le ragazze”

Ottessa Moshfegh. Eileen

Secondo romanzo di Ottessa Moshfegh (e primo pubblicato in Italia), Eileen racconta soprattutto il personaggio che dà il titolo al libro. Eileen: l’antipatica, il personaggio respingente. Moshfegh ambienta la sua storia in un nebuloso passato anni ’60, imbalsamato in tabù che in realtà riguardano soltanto la stessa Eileen, più che la società. La cittadina americana in cui vive Eileen sembra bloccata in un inverno che potrebbe non finire mai. La sua voce narrante indugia su pensieri imbarazzanti e intestini imbarazzati, sui movimenti corporei di un corpo negato e trattenuto. Ogni cosa nel suo racconto è  ricoperta da una sporcizia cristallizzata sotto alla coltre di ghiaccio che avvolge il paese. Continua a leggere “Ottessa Moshfegh. Eileen”

Domenico Starnone. Scherzetto

ScherzettoDomenico Starnone ha la capacità di ritrarre i bambini visti dagli adulti, cioè creature che possono essere noiose, esagerate e inconsapevolmente feroci. In Scherzetto, bambino e adulto sono agli antipodi non solo per la differenza di età, ma soprattutto perché l’adulto è un nonno che ha da poco iniziato a vivere la vecchiaia. Il passaggio per lui è drammatico. Percepisce la propria fine come imminente, annunciata da un decadimento fisico e mentale ancora contenuto, ma foriero di pessime prospettive. Con questa premessa, il confronto tra lui e il nipote di pochi anni risulta lugubre. Starnone dà questo taglio al suo racconto, collocandolo in una zona d’intersezione tra realismo, weird e thriller psicologico. Continua a leggere “Domenico Starnone. Scherzetto”

Ursula K. Le Guin. I reietti dell’altro pianeta

i reietti dell'altro pianetaNei Reietti dell’altro pianeta (1974) di Ursula K. Le Guin troviamo una fantascienza che racconta il confronto tra l’organizzazione sociale di due pianeti di un sistema binario, Urras e Anarres: il primo, Urras, diviso in due blocchi come il nostro mondo durante la Guerra Fredda; il secondo, Anarres, colonizzato da esuli anarchici che hanno fondato un’utopica società priva di autorità, basata sulla cooperazione tra individui e l’assenza di proprietà. Continua a leggere “Ursula K. Le Guin. I reietti dell’altro pianeta”

Caroline Kepnes. Tu

tu kepnesPremesse per capire meglio Tu di Caroline Kepnes: la quarta di copertina è fuorviante, nel senso che suggerisce una trama che non c’entra nulla e un libro dallo spirito diverso. La copertina, dal canto suo, fa pensare a qualcosa di commercialone, tipo “Cinquanta sfumature di marketing” e al romance novel da supermercato. All’inizio della lettura, avrei detto che quello fosse il travestimento di un romanzo davvero eversivo. Dalla metà in poi, sono emersi anche i difetti e i lati mediocri. Ma siamo comunque in un ambito diverso rispetto a quello della letteratura di consumo più becera, su questo non ci piove, e se proprio c’è un genere di riferimento, è più che altro il thriller psicologico. Continua a leggere “Caroline Kepnes. Tu”

Stephen King. Stagioni diverse

stagioni diverseStagioni diverse di Stephen King è composto da quattro novelle, tre delle quali eccezionali. C’è Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank: dramma carcerario che parla di conservare la dignità umana anche all’inferno (da cui è stato tratto Le ali della libertà). C’è Un ragazzo sveglio, psychothriller tesissimo, che mette a confronto due protagonisti cattivi, in un rapporto sadico e masochista ma anche affettuoso (adattato nel film L’allievo). C’è Il corpo, ovvero Stand By Me, il coming of age dei ragazzini che esistono in una dimensione parallela a quella degli adulti, che li ignorano o li torturano. Poi c’è il quarto, quello sottotono, il gotico Il metodo di respirazione, che risente di un’introduzione esageratamente lunga e tediosa e del paragone con tre racconti superlativi; ma anche quest’ultimo ha un suo perché, con lo spettro del bigottismo a versare il sangue degli innocenti. Continua a leggere “Stephen King. Stagioni diverse”

David James Poissant. Il paradiso degli animali

Il paradiso degli animali poissantÈ vero, nella raccolta di David James Poissant ci sono gli animali. Il vero filo conduttore, però, non sono loro: tutti i racconti di Il paradiso degli animali parlano della morte. Una morte precisa, la morte di una persona cara, di un familiare stretto: muoiono mariti e muoiono mogli, muoiono fratelli, padri, figli grandi e figli piccoli. Qualcuno non muore, ma vorrebbe morire, o sta morendo.

C’è qualche eccezione, qualche racconto che non parla di una morte, ma non sono diversi dagli altri, perché tutti parlano di disperazione, di un sentimento di impotenza, di frustrazione, di un dolore incommensurabile che soverchia l’essere umano (Il ragazzo che sparisce, Il rimborso). Qualcuno trova un modo per superarlo, qualcuno no. Ma tutti questi racconti sono commoventi. In particolare, L’uomo lucertola e il suo seguito Il paradiso degli animali; anche Nudisti, La geometria della disperazione, e il più caustico Io e James Dean. Continua a leggere “David James Poissant. Il paradiso degli animali”

Laura Pugno. Sirene

Laura Pugno sirenePrimo romanzo di Laura Pugno, Sirene non è solo un testo concentrato, breve, teso, ma anche una piccola bomba. In sospeso tra un’appetibilità literary fiction e i presupposti fantastici, Sirene potrebbe collocarsi in quella corrente New Weird chiamata in causa quando si parla della Trilogia dell’Area X di VanderMeer. Non è propriamente fantascienza, è una letteratura fatta di immagini evocative della natura, distorte da qualche interferenza – più o meno scientifica – che si porta via la tranquillità del lettore. Continua a leggere “Laura Pugno. Sirene”

Jenny Offill. Sembrava una felicità

Sembrava una felicità di jenny offillSembrava una felicità di Jenny Offill è scritto in brevi paragrafi che raccontano una storia per omissione: tutto quello che non c’è ce lo immaginiamo perfettamente. I brani narrativi si alternano ad aforismi, citazioni di poeti, proverbi – c’è persino un manuale ottocentesco sull’essere una brava moglie. Il racconto riguarda la vita di una donna per la durata del suo matrimonio: le aspirazioni, la giovinezza che scompare; e poi crescere una figlia, il tradimento, superare la crisi. Continua a leggere “Jenny Offill. Sembrava una felicità”

Merritt Tierce. Carne viva

merritt tierce carne vivaCarne viva di Merritt Tierce è la storia di una cameriera, ma anche la storia di una madre e la storia di un’autodistruzione. Non c’è un vero fondo da toccare e nessuna redenzione. È il percorso di una donna molto giovane attraverso la propria sofferenza, narrato con voce candida e lucidissima.

È una storia di incontri sessuali dove il piacere è assente, con poche eccezioni. Il sesso raccontato non è mai eccitante perché da esso trapela sempre il motivo costante dello squallore e dell’autolesionismo. Si potrebbe definire un romanzo antierotico. Marie ricerca con dedizione lo squallore a cui si sottopone. Lo fa per annullarsi, anzi; per annullare il dolore con altro dolore. I personaggi maschili si muovono sullo sfondo, finendo sempre per diventare gli aguzzini di Marie, caratterizzati da una totale mancanza di empatia che a loro sembra la normalità. Continua a leggere “Merritt Tierce. Carne viva”

Jonathan Carroll. Mele bianche

Mele bianche carrollLa storia di Mele bianche ruota attorno a una dimensione ultraterrena che, da quel che ho letto in giro, è una costante nei libri di Jonathan Carroll. Dappertutto se ne parla come di un scrittore slipstream, in zona urban fantasy e surrealista; è stimato da un punto di riferimento del fantasy come Neil Gaiman, che ne parlava nel suo blog.

Leggendo Mele bianche, mi ha lasciata perplessa la caratterizzazione che Carroll dà alla sua metafisica, perché è tutto un po’ cristiano: si parla di Purgatorio, ci sono degli angeli custodi, un antagonista che sembra un diavolo scappato da qualche inferno… Ci sono la vita, la morte, e c’è Dio, col suo disegno. Carroll distribuisce le sue metafore, ma l’effetto che hanno fatto a me è simile a quello stucchevole delle filosofie New Age, della rilettura per occidentali depressi – e, per l’appunto, fondamentalmente cristiani – delle filosofie orientali. Continua a leggere “Jonathan Carroll. Mele bianche”

Elena Varvello. La vita felice

la vita feliceLa vita felice di Elena Varvello è un romanzo breve che richiama La settimana bianca di Emmanuel Carrère. La montagna qui è raccontata in un altro modo: non c’è neve, nella storia, appare solo in un flashback di poche righe; è una montagna dove è estate e fa caldo.

Siamo alla fine degli anni ’70, ma l’unica differenza con l’oggi è l’assenza degli odierni strumenti di comunicazione. Il protagonista Elia, un adolescente, trascorre le giornate girovagando con un nuovo amico, e desiderandone la madre. Niente internet, niente serie tv, niente videogames. In realtà, non c’è quasi nemmeno la televisione, in questo mondo isolato sul monte. Continua a leggere “Elena Varvello. La vita felice”

Cory Doctorow. L’uomo che vendette la luna

l'uomo che vendette la luna doctorowL’uomo che vendette la luna è la novella di Cory Doctorow ambientata in una Los Angeles un po’ cyberpunk e un po’ dickiana, aggiornata alle ultime tendenze: le stampanti 3D, gli hacker parkouristi, il Burning Man Festival – che nasce nel 1991, ma diventa glamouroso negli ultimi anni, con le apparizioni dei miliardari della Silicon Valley; e quindi mischia perfettamente le due istanze estetiche del libro: caratterizzarsi attraverso le tendenze di oggi e avere un sapore anni ’90.

C’è un altro tema ricorrente, ovvero la malattia. Si collega al resto del romanzo attraverso la polvere: quella lunare, quella del deserto del Nevada dove si svolge il festival, ma anche la polvere a cui torneremo. L’idea della morte si intreccia dolorosamente a quella di avanguardia e progresso tecnologico, traducendosi nell’immortalità attraverso le proprie creazioni, ciò che possiamo regalare al futuro stesso. Continua a leggere “Cory Doctorow. L’uomo che vendette la luna”

Aliette de Bodard. Stazione rossa

stazione rossa aliette de bodardStazione rossa di Aliette de Bodard è un romanzo breve ambientato nell’era spaziale dell’universo Xuya (in cui il colonialismo non ha avuto un forte impatto sull’Asia, e i cinesi hanno scoperto le Americhe). Siamo su una stazione artificiale in un lembo sperduto della galassia, lontano dalla guerra che ne sta dilaniando i pianeti.

Il libro di Aliette de Bodard fa parte di quella fantascienza sociale in cui il lato antropologico è predominante, come in molte opere di Ursula K. Le Guin. Il lato sci-fi non manca: Bodard ha inventato delle particolari intelligenze artificiali, le Menti biomeccaniche che mantengono in funzione astronavi e stazioni spaziali; ma anche in questo caso, è più importante l’aspetto antropologico. La cultura di origine vietnamita, a cui appartengono gli abitanti della stazione, ha integrato le nuove tecnologie con le antiche tradizioni, per cui sono in uso apparecchiature che creano una realtà aumentata conservando le memorie degli antenati, le cui voci e i cui valori rimangono vivi nelle menti delle persone dotate degli apparecchi a loro appartenuti. La Mente che gestisce la Stazione Prosperità è definita “Onorevole Antenata”, essendo molto più longeva di un essere umano (anche se non immortale), e i rapporti tra questa entità e i suoi “discendenti” sono governati dal rispetto e dall’affetto filiale. Continua a leggere “Aliette de Bodard. Stazione rossa”

Renata Adler. Mai ci eravamo annoiati

Renata Adler

Mai ci eravamo annoiatiMai ci eravamo annoiati, di Renata Adler: New York, fine anni ’70. Ma anche il resto del mondo. Una voce narrante, giovane donna, giornalista. Brevi impressioni sparpagliate della sua vita. Qual è la peculiarità di questo libro, il motivo per cui se ne parla ancora dopo tanti anni, quello per cui è amato ma anche odiato? In gran parte, lo stile. In una parola: blasé (secondo il dizionario: “indifferente, scettico, disincantato; si dice di persona che sia divenuta tale per noia della vita mondana e per abuso dei piaceri, o che ostenti per snobismo questo stato d’animo”). Per intenderci, Renata Adler a una prima lettura sembra la madre di tutti i Vice. Continua a leggere “Renata Adler. Mai ci eravamo annoiati”

Christopher Priest. Mondo alla rovescia

mondo alla rovescia priestFantascienza, sì, ma anche Weird, o quasi-Weird. Mondo alla rovescia di Christopher Priest mi ha ricordato in controluce la trilogia dell’Area X di VanderMeer. C’è un mondo con delle leggi diverse, leggi fisiche; c’è la corporazione che mantiene il segreto su cosa siano queste leggi; c’è il viaggio iniziatico che trascende nell’allucinazione, nell’allontanamento dalla realtà (senza illuminazione). Insomma, le stronzate da massoni non sono stronzate da massoni, o per lo meno vengono stroncate: l’iniziato intraprende il suo cammino, entra nel mondo esoterico-mondo straordinario, ma poi scopre una realtà incomprensibile, ingovernabile. Questo mi piace, in entrambi i casi. Sia Christopher Priest sia VanderMeer scrivono storie borgesiane; in Priest c’è una città misteriosa, uscita da un quadro metafisico, una Babele di cubetti razionalisti, circondata da macchine di ferro e legno, rotaie, argani, anche se c’è pure una centrale nucleare. Tornando all’esoterico, sembrano figure di tarocchi post-moderni. Continua a leggere “Christopher Priest. Mondo alla rovescia”

Elena Ferrante. L’amica geniale

Elena ferrante l'amica genialePer iniziare L’amica geniale di Elena Ferrante bisogna fare una scommessa: vorrò davvero leggere anche gli altri 3 romanzi? Completare una tetralogia di più di 1000 pagine? Ci ho messo parecchi anni a decidermi, ma alla fine mi sono convinta perché Ferrante è una grande scrittrice. Ho letto i suoi primi tre romanzi brevi, una trilogia concettuale: anche se le storie sono scollegate tra loro, sembrano fare parte dell’ipertesto Elena Ferrante, che dalla sua scrittura lascia sempre trasparire cenni autobiografici. Sono reali? Sono fiction? Sono entrambe le cose? Probabilmente la vita dell’autrice si mischia alla biografia immaginaria del personaggio inventato Elena Ferrante, lo scudo che permette alla persona reale di scrivere e colpire con quella che definirei lucidità viscerale. Continua a leggere “Elena Ferrante. L’amica geniale”

Elena Ferrante. Storia del nuovo cognome

Storia del nuovo cognome Elena FerranteSPOILER ALERT! Io ve l’ho detto.

Il secondo capitolo della saga di Elena Ferrante è davvero la storia del nuovo cognome di Lila, che diventa la signora Carracci. È una storia di violenza domestica, dell’orrore che le cala addosso, tutto d’un colpo, dal giorno stesso del suo matrimonio in avanti. In breve: la storia del nuovo cognome di Lila è raccapricciante.

Lila è una figura quasi ultraterrena nel primo volume. Solo adesso la sua umanità viene svelata, attraverso il dramma che vive e un trucco che ci consente di scoprire cosa pensa realmente. Per farlo Ferrante usa l’espediente narrativo dei suoi diari, che in un flashforward iniziale vengono consegnati a Lenù. La voce della Lenù del futuro ci racconta apertamente di una Lila frustrata; ma quella è solo una parentesi nel senno di poi, di una Lenù più matura. C’è uno scollamento tra la narratrice futura e il suo stesso personaggio da giovane, ingenuo, poco empatico. La Lenù del 1961 non conosce la disperazione di Lila, anche se comincia a intuirla. È proprio in questo romanzo che Lenù inizia a vivere una vera indipendenza psicologica da Lila, divenuta per lei non più divina, ma terribilmente reale con la sua fragilità e frustrazione. Continua a leggere “Elena Ferrante. Storia del nuovo cognome”